Tra le descrizioni che project Kune aveva reso disponibili sul proprio sito Instagram mi aveva particolarmente interessato l’incontro con la comunità Kuna a Panamá e la testimonianza di Tolo all’isola di Ustupu.

Ho così fatto il possibile, durante il lungo ed interessante viaggio in Centramerica di cui la Foce ha pubblicato recentemente online una breve riflessione sul Nicaragua per passare alle Isole San Blas (o piuttosto Guna Yala in lingua Kune) per circa il 90% in territorio panamense mentre per il restante 10% in territorio colombiano. Le isole San Blas sono quasi 400 e rappresentano atolli meravigliosi nell’oceano caraibico.

Di queste, una quarantina sono organizzate per l’accoglienza di turisti, mantenendo le restanti in condizioni di naturale svolgimento della vita quotidiana senza eccessive contaminazioni. Per inciso, non esistono collegamenti stradali tra il sud della Repubblica panamense ed il nord della Colombia e la comunicazione tra i due paesi, separati da una foresta seconda solo a quella amazzonica per quanto riguarda l’impenetrabilità, è consentita solo per via marittima, aspetto questo che aveva reso particolarmente avventuroso il trasferimento di Tomo e Adrian dall’uno all’altro paese. D’altronde l’origine della popolazione Kuna sembrerebbe confermata dalla tradizione orale che tramanderebbe l’arrivo alle isole Guna Yala, con canoe dopo il secolo XVI, da popolazioni indigene originarie del nord della Colombia.

Io ho alloggiato nell’isola di Asseryaladub (Asseryala è il nome di una pianta arbustiva aromatica simile al basilico e dub significa isola) distante ben 6 ore di barca dall’isola di Ustupu, rendendo estremamente complicato il possibile incontro con Tolo, ma questo non mi ha impedito di vivere in prima persona una giornata di intenso valore storico per celebrare i 100 anni dalla rivoluzione del popolo Kuna contro il governo panamense, iniziata il 25 febbraio 1925 e conclusasi con un trattato di pace il 4 marzo dello stesso anno. Il breve tempo intercorso tra le due date testimonia dell’attenzione immediata del governo panamense alle richieste di autonomia e identità espresse dalla popolazione Kuna, accolte appieno consentendo ora a questa comunità la gestione relativamente autonoma del proprio territorio dove sono insediate le circa 50.000 persone che costituiscono la popolazione indigena locale (all’ingresso della Comarca- Provincia di Guna Yala ho dovuto esibire il passaporto).

Dalla rivoluzione del 1925 sono state adottate due proprie bandiere che raccontano della rivoluzione e dei padri della patria rappresentati dalle 8 stelle e dall’arco che simboleggia la loro lotta (una bandiera), e da una svastica invertita che richiama i simboli della terra e della natura, in particolare una pianta medicinale (aggebandur) usata per la protezione dagli spiriti malvagi (l’altra bandiera).

Le celebrazioni, in parte documentate dalle foto e dalla loro didascalia, si sono svolte nell’isola di Gardi Sugdub, famosa per la firma dell’accordo di pace, ma attualmente conosciuta per essere la prima dell’arcipelago a dover essere sfollata a causa dei cambiamenti climatici, con il governo di Panama che prevede come l’innalzamento del livello del mare porterà l’isola, così come diverse altre isole dell’arcipelago, ad essere completamente sommersa entro il 2050.

Conclusione: solitamente si indicano ai figli le orme dei padri quali tracce da seguire; nel mio caso è stato il padre a seguire le orme del figlio…e ne è valsa la pena. FORZA KUNE, continuate a farci conoscere altri esempi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica: siamo con voi!
Luca Farina